Fiducia e rispetto – due ingredienti speciali per la relazione con i nostri figli

Rispettare qualcuno significa averne riguardo, prendersene cura.

Abbandonare aspettative ed etichette attribuendo dignità al suo essere più profondo.

Avere fiducia va ancora oltre: costruisce un ponte tra il rispetto e la persona che abbiamo di fronte, aiutandoci a mantenere una connessione anche durante un momento difficile.

Se abbiamo fiducia in qualcuno, in sostanza, non lo metteremo in dubbio al primo problema, litigio o discussione.

Possiamo arrabbiarci certo, ma nel profondo rimarranno salde la stima che abbiamo nei suoi confronti e la sua credibilità ai nostri occhi. 

Fiducia e rispetto sono la base per qualsiasi tipo di rapporto, ma ancor di più rappresentano ingredienti essenziali per nutrire la relazione con i nostri bambini.

Non si tratta di concetti astratti, difficili da spiegare a parole, ma passano attraverso gesti concreti che creano un legame forte e fatto di ascolto, accoglienza, empatia, presenza.

Partiamo da un presupposto (anzi due!)

In primo luogo, costruire con i nostri figli una relazione basata sulla fiducia ed il rispetto non significa essere genitori perfetti e non sbagliare mai.

Capitano a tutti i momenti no, capita a tutti di vivere un momento di rabbia, stanchezza o sopraffazione.

Ma se basiamo la relazione su fondamenta solide, non sarà un singolo episodio a  rovinare irrimediabilmente la relazione con i nostri bambini. 

Secondariamente, dare fiducia e rispetto ad un bambino significa anche trattarlo come un nostro pari, metterci nei suoi panni, farlo sentire visto, ascoltato e soprattutto accettato anche quando sbaglia: tutto questo non implica però fargli fare ciò che vuole o crescerlo senza regole.

Molti di noi sono stati educati secondo presupposti completamente diversi.

Ciò su cui per anni si è posta maggiormente l’attenzione è che i bambini si comportassero “bene” e non facessero i “monelli”, che fossero obbedienti e stessero al loro posto, che non rispondessero male mettendo in discussione l’autorità genitoriale.

Il problema principale di questo tipo di educazione, che definirei più “tradizionale”, è che parte dall’idea che esista una gerarchia che pone l’adulto al di sopra del bambino.

Tuttavia, se ciò che più conta è ottenere obbedienza e risultati immediati, inevitabilmente ci si allontana da quello che dovrebbe essere l’obiettivo principale ovvero: la relazione.

Quello che voglio sottolineare è che c’è una grandissima differenza tra imporre la propria autorità, anche con l’utilizzo di urla, minacce, ricatti, premi, punizioni e via dicendo e stabilire regole con autorevolezza.

Nel secondo caso non ci potremo aspettare risultati immediati, proprio perché quello non è il nostro fine ultimo.

Crescere un figlio in un clima di fiducia e rispetto è un regalo per la vita

Quando si pratica un’educazione basata sul rispetto e sulla fiducia non è verosimile aspettarsi che di colpo un bambino smetta di opporsi o si plachi durante un momento di crisi.

Ma sicuramente i vantaggi sul lungo termine saranno moltissimi e andranno a favore di una buona fiducia di sé, maggiore autostima e di un legame di apertura e dialogo con noi genitori.

Non va sottovalutato anche il fatto che il bambino, crescendo, si abituerà a rispettare le regole non per paura, sottomissione o con il timore di disattendere le aspettative altrui.

Diventerà un  adulto capace di porsi domande su ciò che è giusto o sbagliato.

Penso che allenare questo senso critico sia veramente importante, per dare ai nostri figli gli strumenti per opporsi a un’ingiustizia e sviluppare un certo senso di responsabilità verso sé stessi e verso gli altri.

Un altro punto che ritengo cruciale è l’aspetto emotivo.

Abbandonare un’educazione basata sulla ricerca della mera obbedienza significa anche non caricare i bambini della responsabilità dei nostri sentimenti (frasi del tipo “se fai così la mamma è triste”).

Fare leva sul senso di colpa per fare in modo che i nostri figli facciano qualcosa che chiediamo loro, non insegna altro che a provare ansia o angoscia delle proprie azioni invece di comprenderne davvero gli effetti.

Diversamente possiamo creare un clima che tenga conto dei sentimenti e dei bisogni di ognuno in famiglia e che promuova la comunicazione e l’ascolto.

Il bambino, in questo modo, riuscirà ad esprimersi e farsi ascoltare senza paura della reazione e si sentirà meritevole di amore anche quando sbaglia. 

Fiducia e rispetto vanno allenati

Quello che è stato detto è sicuramente giusto e condivisibile, ma la vera domanda a questo punto è: come fanno una mamma o un papà a mantenere il focus su questi aspetti, magari quando dopo una giornata estenuante al lavoro si trovino ad affrontare l’ennesima crisi emotiva del proprio bambino tra urla grida e via dicendo?

La verità è che non è facile farlo, che si può sbagliare, che come genitori non dobbiamo dimenticarci di avere per prima cosa fiducia nelle nostre capacità anche di chiedere scusa e riprovarci, giorno dopo giorno.

Fiducia e rispetto vanno allenati, così come la motivazione ad evolvere e portare avanti con fermezza un’educazione che vada controcorrente rispetto a quella “tradizionale”.

Il Parent Coaching e il sostegno alla genitorialità

Il parent coach è una figura professionale che può facilitare questa evoluzione e questo allenamento.

Attraverso un percorso di parent coaching, infatti, mamme e papà (da soli o in coppia) si renderanno protagonisti di un cammino emozionante e gratificante, alla scoperta di una genitorialità rispettosa e consapevole.

Si tratta di un vero e proprio percorso di crescita personale: le tecniche di coaching e le domande potenti aiutano i genitori a far emergere le proprie risorse e a sentirsi più efficaci e sicuri nel proprio ruolo. 

Se sei interessato ad una sessione di prova gratuita, puoi contattarci mandando una mail a:
segreteria@mamimondo.it

*Alessandra Migliavada (Parent Coach)

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