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Caro Babbo Natale…

Caro Babbo Natale, ti scrivo da mamma di bambini ormai adulti. Potrei già quasi essere una nonna, anche se mi sento ancora piena di entusiasmo e di energia come una ragazzina (ecco, magari non proprio tutti i giorni).

Volevo chiederti anche io qualche dono per queste bambine e bambini che vedo crescere ogni giorno sotto i miei occhi. Non si tratta di giocattoli. Hanno già tante bambole, pupazzi, attrezzi e accessori di ogni tipo. 

Vorrei che portassi a tutti questi bimbi la gioia di esistere. La bellezza di esserci e potersi esprimere liberi, senza giudizi (che non vuol dire senza regole!), senza dover per forza corrispondere a una prestazione in tempi prestabiliti. 

Vorrei che portassi la serenità, la serenità negli adulti che scommettono su quello che di bello già c’è, senza cercare in tutti i modi di “aggiustare” quello che invece, ancora “non funziona” nei propri cuccioli bipedi.

Perché, alla fine, chi lo dice che dobbiamo essere proprio tutti uguali? Avete tutti forse le stesse passioni? Amate tutti gli stessi giochi e desiderate l’amicizia delle stesse persone? Perché dobbiamo essere tutti estroversi, simpatici e brillanti? 

Tutti con gli stessi diritti e doveri, quello sì, ma per il resto, caro Babbo Natale, quest’anno porta a questi piccoli la possibilità di essere timidi, schivi, osservatori, se lo desiderano; dona loro la libertà di essere semplicemente se stessi. Quando ne hanno bisogno, regala loro un tempo aggiuntivo, un extra tempo, oltre a quello standardizzato. Per parlare, per camminare, per conoscere e per ambientarsi.

Caro Babbo Natale, porta a tutte le bambine e i bambini la possibilità di crescere senza sentirsi sbagliati. E a tutti noi genitori, nonne e nonni, educatori e insegnanti la capacità di cogliere, prima di tutto il resto, la bellezza nostra e dei nostri piccoli. Aiutaci a focalizzarci su questa bellezza, proteggendola, potenziandola e lasciandola risuonare dentro e fuori di noi. Senza lasciare spazio a quello che, gli altri ci dicono, potrebbe essere “sbagliato”. 

 

Veronica M. 

Mamimondo 

 

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